Il commento | Bruno Gabbiani, presidente Ala Assoarchitetti

Trasformazioni, territorio e qualità degli interventi

Gli interventi sul territorio devono sempre accrescere e non ridurre la qualità dell’ambiente, inteso come habitat, paesaggio, sicurezza e per questo il fattore primo è la sensibilità civica e la cultura del committente, pubblico o privato che sia, che dal dopoguerra ha condizionato l’architettura e l’urbanistica in Italia.

Bruno Gabbiani

Gli interventi sul territorio devono sempre accrescere e non ridurre la qualità dell‘ambiente, inteso come habitat, paesaggio, sicurezza e per questo il fattore primo è la sensibilità civica e la cultura del committente, pubblico o privato che sia, che dal dopoguerra ha condizionato l‘architettura e l‘urbanistica in Italia. Beninteso senza trascurare che questo è un campo dove si scatenano interessi che strumentalizzano la politica, dalla quale a loro volta sono filtrati. Ora s‘è aggiunto il protagonismo dei Comuni, con la perequazione urbanistica, che nata per ridurre le distorsioni della rendita fondiaria, ha reso i Comuni partecipi degli utili ma non delle eventuali perdite, fino a rendere marginali gli interventi e scoraggiare gli investitori. Per riavviare il settore edilizio e farlo convivere con civili esigenze di qualità è quindi indispensabile una riforma, che riconduca la rendita fondiaria alle regole del profitto d’impresa, evitando gli squilibri del passato.
Un obiettivo difficile, che presuppone efficienza, semplificazione, certezza del diritto, riduzione dell‘arbitrarietà nell‘applicazione delle norme e nella gestione dei tempi dei procedimenti, eliminazione delle legislazioni locali che hanno reso il nostro Paese un labirinto pre-industriale. Tra gli innumerevoli punti su cui intervenire, ne indicheremo qui soltanto tre.

Complessità
Anche quando la durata del procedimento amministrativo è limitata per legge, numerose cause concorrono a far saltare ogni termine e se il procedimento è indefinito e imprevedibile, non saranno mai le iniziative migliori a prevalere.
I tempi troppo lunghi sono anche causa della riduzione della qualità del prodotto finale: dopo anni saranno mutati lo scenario economico, la domanda del mercato, gli obiettivi dell’operatore e inoltre spese, interessi passivi e obsolescenza dell‘idea avranno roso il valore aggiunto dell‘opera, in termini di utilità, bellezza, durabilità.
Per ovviare non devono essere ristrette o allargate le maglie della legge, quanto stabiliti: il principio di responsabilità individuale di operatori privati e pubblici; effettiva reciprocità di diritti e doveri tra Enti autorizzatori e soggetti richiedenti; certezza del «silenzio assenso» e tempi tassativi d‘avvio e conclusione delle pratiche; tempi invalicabili per l‘emanazione delle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato; termini ristretti entro i quali gli atti comunque conclusi possono essere verificati dalle autorità amministrative e giudiziarie.

Equilibrio
L‘eccessiva offerta di lavoro professionale non corrisponde ai superiori interessi della collettività, non determina qualità, giustizia sociale, efficienza economica, ma una platea di professionisti proletarizzati, che combattono una guerra tra poveri. Il governo a tutti i livelli, ha poi aggravato la situazione, promuovendo le progettazioni in house delle Pubbliche amministrazioni, riuscendo:
– a mettere in crisi il settore italiano del progetto, al quale ha tolto il mercato delle opere pubbliche, che invece in Europa permette alle strutture professionali di consolidarsi e di competere all‘estero;
– a produrre opere di bassa qualità a costi elevati, per l‘insufficiente qualificazione degli uffici interni alle Pa;
– a distogliere i funzionari dai loro doveri d‘ufficio, compreso il fondamentale ruolo di Rup e la sorveglianza delle trasformazioni del territorio.
E ciò si ritorce ancora contro i medesimi liberi professionisti, per il provincialismo dei Sindaci, che (anche per farsi schermo di nomi altisonanti, contro le discordie che affliggono ogni iniziativa) ricorrono ai servizi dei grandi studi stranieri, favoriti dai loro sistemi normativi.
Si deve aggiungere anche la prassi del settore pubblico d‘affidare all‘appaltatore il ruolo progettuale, di dirigere e addirittura collaudare i lavori, attraverso il project financing, l‘appalto integrato, la concessione di costruzione e progetto, eliminando così di fatto la funzione di garante del professionista indipendente, trascurando che l‘Appaltatore è portatore di un insanabile conflitto d‘interessi con il committente.

Trasparenza
La qualità si ottiene anche attraverso l‘equa selezione concorsuale dei professionisti, secondo criteri di garanzia di curriculum e di convenienza economica complessiva. Ma è dimostrato dai risultati che ciò non si può ottenere con le attuali giurie, scelte tra rose ristrette e ripetitive, che a turno possono ben ricambiare i favoritismi che sono anche rimbalzati sulla cronaca, per poi finire dimenticati e presto ripetuti.
Le giurie saranno più imparziali se sorteggiate a livello nazionale da elenchi di tutti gli operatori qualificati, conservati presso l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Né corrisponde alla richiesta di qualità e tantomeno d‘equità, il restringere l‘idoneità e a seguire le prestazioni ai soli soggetti che ne hanno già svolte di analoghe.
Quantomeno, se per garanzia d’efficacia devono essere ammessi alle gare professionisti che hanno già svolto incarichi analoghi, per non escludere i giovani o chi sta espandendo la propria attività, dovrebbero essere ammessi anche quelli che ne hanno svolti di dimensioni ragionevolmente minori.

 

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