Assemblea annuale Ance | Le basi per la ripresa del Paese

Un New Deal made in Italy

Da Roma Paolo Buzzetti e Giorgio Squinzi, all’unisono, chiedono un grande programma d'interventi e investimenti pubblici. Dal rilancio delle infrastrutture, almeno 70 miliardi, al piano dell’edilizia sociale e delle case popolari come fu il Piano Fanfani, all’allentamento del patto di stabilità per l’ammodernamento di scuole ed edifici pubblici.

Non si sono ancora spenti gli echi degli appelli effettuati al Governo da parte del mondo imprenditoriale dell’edilizia (imprenditori, professionisti, produttori e rivenditori di materiali…) in occasione della «giornata delle vessazioni» che arriva dal vertice del Governo una risposta che lascia ben sperare per la risoluzione dei problemi e, tra questi, il ritardo dei pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione.

Ieri l’on. Renato Brunetta (Pdl) ha posto un’interrogazione al presidente del Consiglio Enrico Letta sui ritardi e sulle irregolarità nella pubblicazione del piano dei pagamenti entro il 5 luglio scorso, ponendo l’accento sui ritardi degli enti locali e lamentando la mancanza di una forte azione ordinatrice a livello centrale per monitorare l’intero procedimento e intervenire sui soggetti preposti.
Il presidente del Consiglio ha relazionato che «il pagamento dei debiti della Pa è una priorità assoluta per il Governo e s’intende fare il possibile per accelerare il pagamento dei 40 miliardi (nello specifico 20 nel 2013 e 20 nel 2014) coperti dal dl 35 e completando il pagamento dei debiti maturati al 31 dicembre 2012».
Per quanto concerne il pagamento di questi miliardi, Letta ha comunicato che la procedura non ha subito intoppi anche se diviene più difficile stimare l’ammontare dello stock di debito che le pubbliche amministrazioni hanno nei confronti delle imprese.
Per avere dati certi però bisognerà attendere l’autunno poiché il dl 35 ha calendarizzato per il 15 settembre prossimo il completamento della ricognizione dei debiti pregressi e per il 20 settembre la relazione sullo stato dell’attuazione dello stato del decreto oltre l’eventuale decisione d’intervenire con la legge di stabilità 2014 per complemento del pagamento dei debiti.

«Anche grazie alla dura battaglia condotta dall’Ance, che è valsa all’associazione il riconoscimento di rapporteur al Parlamento europeo, i primi pagamenti stanno arrivando. Ma è necessaria la garanzia che le imprese vengano pagate anche nel 2014. Mancano ancora all’appello 12 miliardi per il settore – ha spiegato il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti parlando a Roma dove si è tenuta l’annuale assemblea degli associati, assise dalla quale è emerso forte il disagio dei costruttori edili – inoltre, con la nuova direttiva europea che sancisce l’obbligo di pagare a 60 giorni, si sta attestando una progressiva ma lenta riduzione dei tempi di pagamento sui nuovi contratti. Tuttavia il rischio riscontrato è che le amministrazioni, a corto di fondi, comincino a ridurre le gare pur di non avere l’obbligo del pagamento».
Chissà se all’ex presidente del Consiglio Mario Monti e a qualche ministro del Governo tecnico siano… fischiate le orecchie visto che dalla relazione del presidente Buzzetti sono uscite parole di critica, rispettose, ma ugualmente di forte critica sulla linea «più rigorosa di tutti i paesi avanzati, quella adottata dai nostri governanti». Il contrario di quanto avveniva Oltreoceano: negli Usa per tornare a crescere sono ripartiti proprio dalle costruzioni ipotizzando un grande piano d’investimenti a sostegno dei mutui per le famiglie per l’acquisto di case e prevedendo investimenti in opere pubbliche.
«In Giappone con la Abeconomics hanno fatto leva su un piano di infrastrutture e così pure in Europa, in Francia e Germania. Da noi è continuata invece la politica del rigore senza destinare sostegni al mercato interno con il risultato che si sono persi 690mila posti di lavoro in tutta la filiera delle costruzioni, 80mila persone sono in cassa integrazione e potrebbero non vedere il reintegro» ha spiegato Buzzetti illustrando dati e situazioni da autentico dramma: 11.200 imprese edili sono fallite, il credito alle imprese del comparto rispetto a sei anni fa è diminuito di 77 miliardi, il 30% delle imprese non reggeranno i prossimi 12 mesi per mancanza di liquidità.
I prossimi mesi continueranno a vedere il mercato dell’edilizia fermo al palo? Continuerà ancora per molto la politica del «tira e molla» dell’Imu «si o no?».
Già, il fattore Imu, considerato da tutta la filiera uno dei fattori chiave che hanno contribuito a bloccare il mercato della casa. «E cosa dire dei lavori pubblici dimezzati? – ha considerato il presidente Ance spiegando – come l’Italia sia stato il solo paese che ha immesso risorse nella fase di espansione degli anni 2000 diminuendo i fondi di 20 miliardi l’anno della crisi».
Buzzetti si è detto d’accordo, come altri autorevoli esponenti di categoria hanno già fatto, a riconoscere il percorso sin qui compiuto dal nuovo governo (positivo il decreto sull’ecobonus e quanto delineato per la prima tranche di pagamenti della pa) ma la… mano sul fuoco non la vuole porre e al posto delle attese ulteriori e di inutili pannicelli caldi ha chiesto senza mezze misure una terapia shock per rimettere in moto comparto e paese e salvarsi dalla deindustrializzazione.
Tema, quest’ultimo, fortemente sentito da Giorgio Squinzi, vertice di Confindustria, che, in simbiosi con Buzzetti ha chiesto un nuovo piano Marshall per la ripresa. In particolare, dar vita a una grande manovra di rilancio delle infrastrutture (dell’ordine di 70 miliardi) capace di sostenere la ripresa dell’economia e far aumentare l’occupazione senza sforare il limite del 3% di deficit fissato dalla Ue.
Piano accompagnato dall’allentamento del patto di stabilità per scuole, manutenzione e sicurezza: «ci sono 30mila scuole a rischio, migliaia di edifici pubblici, a partire dagli ospedali, da mettere in sicurezza. C’è il più grande patrimonio storico‐artistico del mondo da tutelare e valorizzare: un esempio per tutti Pompei, che versa in condizioni disastrose» ha sostenuto Buzzetti ponendo soprattutto l’accento sulla necessità di ridare credito a imprese e famiglie.
«Le banche non credono più nel mercato immobiliare: ci sono tassi di interesse di due punti superiori a quelli degli altri paesi, nonostante una domanda ancora elevata e una percentuale di insolvenza delle famiglie tra le più basse d’Europa. L’Ance ha studiato assieme all’Abi una proposta di obbligazioni garantite per finanziare i mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni ad alta efficienza energetica – ha concluso Buzzetti chiedendo anche di – far ripartire il grande Piano dell’housing sociale e delle case popolari, come fu il Piano Fanfani, che potrebbe creare migliaia di posti di lavoro e soddisfare le esigenze delle fasce più deboli della popolazione».

Livia Randaccio

Scarica il primo Report sui pagamenti PA >>

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