Città e mercati | Gastone Ave

Un piano nazionale di riqualificazione urbanistica

La difficoltà a uscire dalla crisi attuale è causata dalla mancanza di programmazione, cioè di un quadro nazionale e di politiche settoriali coerenti. Lo Stato ma anche buona parte della classe imprenditoriale e tecnica negli ultimi 20 anni non ha prodotto piani e indirizzi condivisi di lungo termine di politica economica e urbanistica.

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

I prossimi 10 anni sono quelli che contano. Un programma sistemico di riqualificazione urbanistica è una componente indispensabile di un più generale programma di rinascita economica e sociale del Paese. Il focus dovrebbe essere concentrato sui prossimi 10 anni per i quali va approntato un piano nazionale coerente con il programma di lungo periodo. Ormai è chiaro che la difficoltà a uscire dalla crisi attuale è causata dalla mancanza di programmazione, cioè di un quadro nazionale e di politiche settoriali coerenti. Lo Stato ma anche buona parte della classe imprenditoriale e tecnica negli ultimi 20 anni non ha prodotto piani e indirizzi condivisi di lungo termine di politica economica e urbanistica.

Le risorse politiche e imprenditoriali sono state per lo più dedicate a gestire il giorno per giorno. Al momento, il rilancio dell’edilizia è invocato da molti ma manca una visione di insieme, una politica e un sentire comuni. Manca l’intelligenza di non gareggiare per distinguersi a tutti i costi ma di compattarsi su un programma di crescita comune. Un tentativo di dare sistematicità al rilancio del settore edilizio è venuto da un tour in diverse città italiane del Centro Studi Economici Stefano Baldassini. Tale centro è sponsorizzato da Unises, l’Unione Nazionale Imprese per lo Sviluppo Economico Sostenibile. Unises è una associazione nazionale apartitica di imprese e professionisti con sede legale a Roma e sede operativa a Torgiano (Perugia), fondata per promuovere e condividere, con la classe imprenditoriale delle Pmi e con i professionisti associati «l’opportunità di contribuire alla crescita culturale del Paese nell’ambito delle discipline macroeconomiche, strumenti inderogabili di programmazione e guida di uno Sviluppo Economico Sostenibile» (dal sito: http://unises.org).

Unises intende proporre agli organi governativi nazionali ed europei, progettualità macroeconomiche (Piani Sistemici Nazionali) per il rinnovamento e il rilancio a scala nazionale nel rispetto dei principi di sostenibilità sociale, economico-finanziaria, fiscale, architettonica, ambientale e paesaggistica. In concreto, Unises intende elaborare una serie di «piani sistemici nazionali» su molti dei temi su cui si gioca lo sviluppo del Paese tra cui, oltre a urbanistica ed edilizia, anche turismo, agro-alimentare, manifatturiero, energia. Tali piani settoriali sono visti come parti di un più vasto piano sistemico nazionale quadro denominato «Italia Obiettivo 2035». Il primo dei piani sistemici è il «Piano Nazionale di Ammodernamento Urbanistico» pubblicato nell’ottobre 2013 e presentato in diverse città italiane. L’iniziativa è partita l’8 novembre 2013 con un convegno a Perugia ed ha avuto diverse tappe tra cui quella di Milano del 2 luglio 2014; sono previste nuove presentazioni in altre città entro la fine del 2014.

Il piano propone, in breve, di rinnovare il patrimonio edilizio italiano, in larghissima parte inadeguato, anche dal punto di vista della recente normativa sismica e del risparmio energetico. Per esempio le scuole, quasi tutte fuori norma, andrebbero ricostruite ex-novo con finanziamenti adeguati, evitando di buttare soldi in lavori di «abbellimento» di strutture inadeguate. Oggetto del piano nazionale proposto da Unises sono le 38270971 unità edilizie da sostituire o rinnovare completamente nei prossimi 100 anni. Ad una media annua di 382.710 unità, secondo il piano si possono attivare 38.271 cantieri con 10 unità immobiliari in media. Il piano potrebbe attivare 67,16 miliardi di euro all’anno di appalti edili per la riqualificazione e innovazione urbana, con impatti positivi su occupazione e riduzione del debito pubblico.

L’attuazione del piano avverrebbe per mezzo di risorse finanziarie raccolte attraverso fondi strutturali dedicati. Tali fondi verrebbero alimentati dal mercato finanziario internazionale. È chiaro che tale piano è un esercizio econometrico che vale come stimolo a ragionare sul medio lungo periodo. Il piano ha un orizzonte di intervento di 100 anni e un obiettivo intermedio al 2035. Lo stimolo al dibattito è molto positivo, ma ci si dovrebbe concentrare sul che fare nei prossimi 10 anni più che nei restanti 90. Molti paesi europei, dalla Svezia alla Germania hanno fatto piani decennali per l’edilizia e le infrastrutture a partire dagli anni Settanta. Anche in Italia si deve ritornare a programmare il futuro con piani di medio e lungo termine. Per ricominciare andrebbe posto come obiettivo comune un piano nazionale di riqualificazione urbanistica con scadenza 2035 e tappe intermedie.

Il decreto «sbocca Italia» che mira a introdurre, tra l’altro, un regolamento edilizio tipo per i comuni italiani e altre semplificazioni è positivo, ma non basta perché semplifica l’esistente senza dare un obiettivo verso cui tendere. Un piano decennale di riqualificazione urbanistica potrebbe essere un buon inizio.

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