Città e mercati | Gastone Ave, urbanista

Uso temporaneo degli spazi urbani pubblici: una risorsa ancora in gran parte inesplorata

Le città italiane sono viste nel panorama europeo come quelle da cui vi è maggiore possibilità di imparare il migliore uso temporaneo degli spazi pubblici per la varietà degli usi temporanei consentiti, per il forte ruolo svolto dal Mibact e per l’esistenza di regolamenti comunali molto articolati e la tradizione ben consolidata nella loro applicazione.

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

Gastone Ave | Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

L’uso temporaneo degli spazi urbani pubblici è una risorsa ancora in gran parte inesplorata. Per gli edifici pubblici vuoti si incontrano nelle città italiane in modo relativamente frequente molte proposte e qualche realizzazione di uso temporaneo. Si tratta di edifici dismessi che i comuni concedono a canone simbolico per svariati usi a sfondo sociale, in genere per iniziative culturali o di imprenditoria giovanile.
Per esempio, il Comune di Torino a seguito di bando pubblico ha concesso in uso una proprietà di circa 500 mq di fronte al fiume Po, per realizzare uno spazio a uso degli studenti universitari nel maggio 2013.
Da allora lo spazio, denominato «Murazzi Student Zone», funziona a pieno regime per attività di studio individuale e come luogo di aggregazione.

La sua presenza ha contribuito a migliorare la vivibilità di una zona critica della città, con benefici sia per gli utilizzatori che per i residenti della zona.
Questo e altri casi analoghi hanno avuto una gran risonanza mediatica. Scarsa attenzione invece è stata riservata all’uso temporaneo degli spazi urbani aperti (piazze, strade ecc.) che sono una risorsa in gran parte inesplorata per molte città italiane. Ma è una risorsa che non passa inosservata per gli esperti esteri.
Per esempio, nel febbraio 2015 una delegazione del Ministero del territorio, infrastrutture, trasporti e turismo (Mlit) del Giappone è stata in Italia per documentarsi sul tema dell’uso temporaneo dello spazio urbano pubblico.
L’Italia è vista come un paese modello in questo campo, anche perché per ragioni storiche ha un maggiore tradizione rispetto agli altri maggiori paesi europei nell’uso dello spazio aperto delle città.

In Giappone lo sviluppo territoriale degli ultimi decenni ha visto una forte polarizzazione sull’ area metropolitana di Tokyo, mentre numerose altre città hanno subito un declino della popolazione.
In queste aree il costo di mantenimento delle infrastrutture urbane e dei servizi pubblici sta diventando un peso eccessivo per i residenti rimasti, in gran parte anziani. Il governo giapponese cerca di sostenere tali centri anche promuovendo l’uso temporaneo degli spazi pubblici urbani, strumento fin qui ben poco utilizzato.
Per la delegazione del Mlit le città italiane sono viste nel panorama europeo come quelle da cui vi è maggiore possibilità di imparare il migliore uso temporaneo degli spazi pubblici per tre ragioni: 1. la varietà degli usi temporanei consentiti; 2. il forte ruolo svolto dal Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) nel concedere o meno ai comuni l’autorizzazione a utilizzare gli spazi urbani soggetti a vincolo; 3. l’esistenza di regolamenti comunali molto articolati per autorizzare l’uso, oneroso o meno, di determinati spazi pubblici, e la tradizione ben consolidata nella loro applicazione.

Il tema dell’uso temporaneo dello spazio urbano è oggetto di ricerche recenti. Per esempio il comune di Roma ha partecipato al progetto di ricerca europeo Tutur – «Temporary use as a tool for urban regeneration» dal dicembre 2013 al marzo 2015, insieme ad altre città tra cui la tedesca Brema.
Dal 2013 si svolge in Italia la «Biennale dello spazio pubblico», evento promosso dall’Inu-Istituto Nazionale di Urbanistica, la cui prossima edizione è prevista a Roma dal 21 al 24 maggio 2015.
Nella prima edizione sono stati presentati alcuni siti internet che mettono in relazione a livello locale spazi urbani abbandonati o sottoutilizzati con potenziali utilizzatori e investitori. Per esempio il progetto «City Hound» ha prodotto un sito, focalizzato inizialmente sulla città di Roma, per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di spazi pubblici urbani.
L’uso temporaneo dello spazio pubblico è un formidabile strumento di pianificazione urbanistica perché consente, tra l’altro di testare soluzioni controverse per il traffico urbano.
Per esempio il comune di Torino nel dicembre 2014 è riuscito per la prima volta a chiudere al traffico parte della centralissima via Roma solo perché il provvedimento era temporaneo, cioè limitato alle festività natalizie del 2014. Visto però il gradimento trasversale, il divieto è stato prorogato fino a Pasqua 2015 e si discute ormai di una chiusura definitiva.

Nei confronti internazionali i comuni italiani dimostrano una consolidata esperienza nella regolamentazione della sosta a pagamento delle automobili nei centri urbani, che altro non è che un uso temporaneo diurno di strade e piazze.
Il gettito economico derivante da tale uso del suolo pubblico è ormai parte integrante dei bilanci comunali.
All’inizio, nel 1994, molti hanno provato a contestarne la legittimità, ma il fatto che esso si fondi sul nuovo codice della strada (art. 7 e seguenti) ha fatto si che tutte le contestazioni finissero nel nulla.
Oggi sarebbe impensabile per i comuni italiani di medie e grandi dimensioni redigere un bilancio previsionale senza questa fonte di entrate. Nonostante ciò, l’uso temporaneo dello spazio urbano pubblico resta uno strumento ancora da sviluppare per la rigenerazione urbana.

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