Città e mercato | Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

Uscire dalla crisi economica, un piano decennale di rinnovo delle periferie

Da anni non c’è in questo Paese né una attenzione adeguata alle necessità di infrastrutture di trasporto collettivo nelle città, né una politica urbana qualsiasi, come indica, tra l’altro, lo stato in cui versano i ministeri tecnici che si dovrebbero occupare di territorio.

Gastone Ave

Il titolo in italiano dell’ultimo libro dell’economista Paul Krugman è «Fate terminare questa crisi, adesso». Krugman sostiene che la scelta giusta è attuare una maggiore spesa pubblica mirata, non nuove misure di austerità che deprimono ancora di più i mercati. Questa è la lezione che già Maynard Keynes aveva indicato per uscire dalla grande depressione del ‘29. La tesi di Krugman è condivisibile precisando che di spesa pubblica mirata si deve trattare, con esclusione per esempio dell’industria militare che ha implicazioni negative. La spesa pubblica più efficace quanto a effetti benefici sulla società e sull’economia è quella in edilizia e nei lavori pubblici. Ma edilizia e territorio sembrano parole estranee alle varie «agende» politiche. Compresa quella di Monti il cui governo ha varato un timido «Piano nazionale per le città». Con questo piano le intenzioni del governo andavano nella giusta direzione, ma i soldi messi sul piatto sono poco più che simbolici, 224 milioni di stanziamenti freschi, oltre a 94 milioni di residui attivi di altri piani.

Questo limite è noto come altri hanno già rilevato, compreso l’Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu) e le associazioni delle imprese edili, che pure hanno bene accolto il piano per mancanza di alternative. Il Piano è stato introdotto con l’articolo 12 del decreto n. 83 (cosiddetto «decreto sviluppo»), convertito nella legge n. 134 del 7 agosto 2012. Il 23 agosto 2012 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (Mit) dal titolo «Istituzione della Cabina di regia per l’attuazione del Piano Nazionale per le Città». Le proposte dei comuni dovevano essere presentate entro il 5 ottobre 2012 complete della documentazione all’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), informando nello stesso tempo la Cabina di regia. Tra la documentazione richiesta, i comuni dovevano presentare una relazione sintetica di non più di 10 pagine completa di una stima dei costi con indicazione delle fonti finanziarie a copertura degli stessi.

Le domande presentate sono state 457 il che vuol dire che la Cabina di regia doveva esaminare altrettante relazioni, una mole enorme di carta. Il Mit ha autorizzato l’Anci a fornire le informazioni necessarie per la partecipazione tramite un apposito servizio. La guida messa a punto dall’Anci chiarisce che la relazione sintetica è il cuore di ogni proposta e deve contenere in sintesi diversi punti, tra cui il mix di apporti pubblici e privati previsti e la fattibilità degli interventi in relazione agli strumenti urbanistici vigenti.

Il vice ministro Mario Ciaccia aveva annunciato lo scorso agosto che i cantieri si sarebbero aperti entro ottobre del 2012. Così non è stato, come era prevedibile, visto che il 5 ottobre 2012 era la scadenza per la presentazione delle domande, a cui doveva seguire l’esame delle stesse. Nel gennaio 2013 il presidente della Cabina di regia, Domenico Crocco, ha annunciato la selezione di 28 progetti. L’impressione generale, visti i risultati, è che la scelta sia stata fatta in base alla «cantierabilità» degli interventi, che va bene come criterio di selezione ma solo se applicato in un quadro generale di indirizzi che purtroppo manca. Da anni non c’è in questo Paese né una attenzione adeguata alle necessità di infrastrutture di trasporto collettivo nelle città, né una politica urbana qualsiasi, come indica, tra l’altro, lo stato in cui versano i ministeri tecnici che si dovrebbero occupare di territorio.

Anni di peso eccessivo dato al ministero dell’economia hanno messo in ombra, tra gli altri, il Mit cui spetta elaborare le politiche e i progetti per l’Italia futura. L’esame delle domande per il Piano città non sarebbe stato possibile senza l’aiuto esterno dell’Anci. Da una analisi dei dati forniti dalla Cabina di regia si deduce che ai 28 progetti selezionati è stato attribuito un cofinanziamento medio di € 11,3 milioni. In media ogni progetto dovrebbe mettere in moto risorse pari a circa 13,8 volte quanto ottenuto. Le città capoluogo di regione sono 13 su 28 ed hanno ricevuto in media € 12,1 milioni, cioè cifre analoghe ai comuni più piccoli. Eppure le immense periferie delle grandi città italiane sono lì a ricordarci che questa è l’eredità del secolo scorso su cui si deve intervenire con urgenza, mezzi e lungimiranza.

L’avvio di un programma nazionale decennale per il recupero delle periferie richiederebbe l’impegno di ben altre risorse fresche, almeno 10 miliardi di euro. Una attenzione speciale andrebbe posta ai trasporti pubblici su ferro, molto carenti nelle città con oltre mezzo milione di abitanti. Forse neanche questo basterebbe a farci uscire dalla depressione «adesso» come chiede Paul Krugman, ma di sicuro rimetterebbe in circolo in breve tempo risorse progettuali, finanziarie e umane che non aspettano altro che iniziare una nuova fase di crescita.




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