Riuso delle aree infrastrutturali | Studio di fattibilità

Valorizzare il suolo sprecato

In un convegno a Milano è stato presentato un progetto di ricerca del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia, in collaborazione con Cipag, finalizzato al recupero e riuso di aree «residuali» create dalle infrastrutture per la mobilità.

Si è tenuto a Milano il convegno in cui il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università di Perugia, in collaborazione con la Cassa Italiana di Previdenza e Assistenza Geometri (Cipag), ha presentato un progetto di ricerca e di studio di fattibilità dal titolo «Modello di sviluppo delle aree infrastrutturali», che punta a recuperare concretamente e a valorizzare le aree «residuali» create dalle infrastrutture destinate alla mobilità.

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In Italia, ogni secondo, circa 7 metri quadrati di superficie agricola o naturale vengono infatti coperti da asfalto o cemento. Ogni giorno vengono impermeabilizzati in modo irreversibile circa 55 ettari di superficie vergine, con il consumo di suolo che è passato dal 2,7% degli anni Cinquanta al 7% del 2014. Un incremento dovuto principalmente allo sprawl urbano e alla realizzazione di infrastrutture di trasporto.

Secondo i dati forniti da Ispra, le sole strade incidono in misura pari al 41% sul consumo di suolo. Oltre a comportare le conseguenze già tradizionalmente conosciute, questo tipo di infrastruttura provoca infatti deterioramento del territorio anche senza impermeabilizzazione, poiché la frammentazione rende gli spazi non sigillati interclusi difficilmente recuperabili e di minore qualità ambientale.
Dai primi risultati della ricerca, ottenuti tramite l’utilizzo di software Gis (Geographic Information System), emerge che solo le aree degli svincoli autostradali rappresentano circa 1500 ettari recuperabili, con un conseguente aumento del valore economico, sociale e ambientale di tali spazi.

Angelo Frascarelli e Gian Antonio Stella

Prof. Angelo Frascarelli, Università di Perugia, con il giornalista Gian Antonio Stella.

Lo studio, presentato nell’occasione da Angelo Frascarelli, professore di Economia, Politica Agraria e Sviluppo Rurale presso l’Università degli Studi di Perugia, analizza nel dettaglio i 47 svincoli dell’autostrada A1, ipotizzando di poter recuperare fino a 91 ettari dei quasi 109 inutilizzati (84%), mentre degli 88,5 ettari attualmente fuori uso, perché inclusi tra i 62 svincoli della E45, è possibile riqualificare fino a 72,9 ettari (82,5%).
La ricerca dell’Università di Perugia mira a riqualificare queste aree tramite cinque diverse ipotesi: piantagioni per la produzione di biomassa legnosa; piantagioni per la produzione di legname di pregio; realizzazione di «isole di bellezza paesaggistica»; realizzazione di «isole di conservazione della biodiversità vegetale»; realizzazione di sistemi di raccolta delle acque.

Il presidente Cipag Fausto Amadasi richiama l’attenzione sull’importanza di non sprecare l’enorme valore del territorio italiano, che troppo spesso subisce il danno dell’abbandono e del disuso oltre a quello della cementificazione: queste le ragioni che hanno spinto la Cassa Italiana Previdenza e Assistenza Geometri a sostenere l’iniziativa, da cui si attendono effetti concreti e una valenza dimostrativa. Lo scopo è mostrare agli operatori del settore che è possibile creare valore attraverso il recupero di zone inutilizzate e che la cura dell’ambiente non è solo di tipo conservativo, ma può essere fonte di ricchezza economica, di sviluppo e di enormi possibilità.

Roberto Reggi e Fausto Amadasi

Roberto Reggi, direttore Agenzia del Demanio e Fausto Amadasi, presidente Cipag.

Allo stato attuale, la gestione delle aree infrastrutturali costa all’Anas o alle società autostradali circa 2000 euro/ettaro per la pulizia, lo sfalcio e la potatura degli alberi, ma il professor Frascarelli ha osservato come alcuni progetti di riqualificazione possano ridurre questi costi a 500 euro/ha, con un risparmio di 1500 (75%), tramite l’uso per produzione di biomassa o legname da opera, creando al contempo fatturato e occupazione su aree inutilizzate.
Con il progetto di utilizzazione di queste aree a mantenimento di biodiversità vegetale, si possono anche creare isole di conservazione delle specie vegetali. Frascarelli ricorda la recente approvazione in Parlamento della legge sulla biodiversità: negli svincoli autostradali sarà possibile creare le «isole» prefigurate nello studio del suo dipartimento.
Il vantaggio maggiore sarà comunque nella sottrazione di anidride carbonica dall’atmosfera e nel contrasto all’effetto serra, in linea con la conferenza mondiale sul clima che si aprirà a dicembre a Parigi. Uno svincolo come quello di Orte, esempio illustrato nel corso del convegno, sarà in grado da solo di sottrarre 298 tonnellate di anidride carbonica in 10 anni.

La presentazione della ricerca è stata preceduta da un intervento del giornalista Gian Antonio Stella, che ha illustrato gli sprechi e i danni al paesaggio compiuti nei decenni scorsi a dispetto della crescita senza paragoni del settore turistico dal 1997 al 2013, con un incremento dell’afflusso di visitatori dell’81,5% a livello mondiale e del 37,4% a livello nazionale, che dovrebbe suggerire una diversa destinazione degli investimenti, oltreché degli incentivi da parte dello Stato. A corredo della sua analisi, Stella ha citato alcuni dati Ispra, come quello relativo al consumo di suolo, che nel 2015 è pari al 10,8%, con punte fino al 17,3 % nel caso della Campania e addirittura del 22,8% in Liguria.

Enrico Cisnetto, Maurizio Savoncelli e Gian Antonio Stella

Enrico Cisnetto con Maurizio Savoncelli, presidente del Consiglio nazionale geometri e Gian Antonio Stella.

Maurizio Savoncelli, Presidente del Consiglio Nazione Geometri e Geometri Laureati, ha ricordato nel proprio intervento il legame indissolubile fra geometri e territorio, e il ruolo di primo piano della categoria nel processo di riconversione e rigenerazione che si rende necessario.
La pratica virtuosa auspicata si articola in alcuni punti fondamentali: programmazione, indirizzo e controllo. In mezzo c’è il cittadino, e per ottenere risultati positivi sono indispensabili alcuni fattori, quali la collaborazione con l’autorità di governo, regolamenti unici e chiarezza normativa.

Roberto Reggi, direttore dell’Agenzia del Demanio, ha illustrato le prospettive di riuso di strade secondarie e linee ferroviarie non più utilizzate con la nuova funzione di piste ciclabili, e la scelta di concedere a prezzi minimi le aree ai margini degli aeroporti ai contadini, in modo da non dover sostenere i costi di manutenzione. Reggi ha anche ribadito più volte l’importanza dell’articolo 24 del decreto Sblocca Italia, sulla base del quale un comune può mettere con una semplice delibera un fabbricato abbandonato a disposizione di un privato o di un’impresa, affidandogliene la gestione e l’utilizzo per un periodo stabilito a fronte di un progetto appropriato. L’unico caso in cui la proposta può essere rifiutata dal Demanio, assicura Reggi, è quello di un altro progetto già presentato per lo stesso edificio.

Stefano Lo Russo, presidente della Commissione Politiche Abitative, Urbanistica e Lavori pubblici di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Assessore all’Urbanistica del Comune di Torino, ha sostenuto l’importanza di incentivi anche economici al riuso, senza l’introduzione di ulteriori vincoli, che spesso sembrano concepiti più per dissuadere che per favorire l’iniziativa, e ha illustrato il caso della ex Manifattura Tabacchi della sua città, per cui è prevista la ridestinazione a fini universitari, denunciando anche le difficoltà operative nel processo, con standard molto alti e oneri di bonifica spesso eccessivi.
Dalla tavola rotonda è emersa in modo pressoché unanime la convinzione che il quadro normativo vigente necessiti di maggiore semplicità e chiarezza, perché allo stato attuale si presta più a rendere possibili le anomalie evidenziate da Stella che a consentire un uso responsabile del territorio.

Clicca qui per scaricare la presentazione del progetto di ricerca “Modello di sviluppo delle aree infrastrutturali” >>

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