Punti di vista | Filippo Delle Piane, vicepresidente Ance edilizia e territorio  

Valorizzare le eccellenze: le città, grande sfida del cambiamento

L’arma più efficace con cui affrontare la grande sfida del cambiamento, oggi che la crisi sembra aver esaurito la sua fase peggiore, è quella di valorizzare, trasformandole, le eccellenze che hanno reso l’Italia una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo: le città.

Filippo Delle Piane | Vicepresidente Ance edilizia e territorio

Filippo Delle Piane | Vicepresidente Ance Edilizia e Territorio.

Il Paese ha di fronte, oggi che la crisi sembra aver esaurito la sua fase peggiore, la grande sfida del cambiamento. L’arma più efficace con cui affrontarla è quella di valorizzare, trasformandole, le eccellenze che hanno reso l’Italia una delle mete più ambite dai turisti di tutto il mondo: le città. Per troppi anni abbiamo smesso di pianificare la manutenzione ordinaria e straordinaria del nostro territorio e la conseguenza è che sono venuti a mancare i servizi adeguati, che gli edifici sono spesso obsoleti ed energivori, quando non addirittura insicuri. Il tutto inserito in un contesto di paesaggio che abbiamo dimenticato di curare e valorizzare. Sarebbe come se un viticoltore avesse smesso per decenni di curare le sue viti migliori.

Nel mentre la domanda abitativa si è profondamente trasformata. I potenziali fruitori dei nostri prodotti pretendono di essere informati e considerano qualità, ecosostenibilità, puntualità, associata a prezzi contenuti, caratteristiche ormai necessarie per affrontare qualunque investimento. La distanza tra il nostro mondo e la percezione che ne deriva all’esterno, di conseguenza, è aumentata nel tempo fino ad arrivare alla situazione odierna dove sembra esserci un abisso incolmabile tra due mondi: la grigia città degli speculatori da un lato e la verde città dei cittadini dall’altro. Entrambe queste percezioni nascono da una quota parte di demagogia e di speculazione ideologica ma non possiamo negare che il problema sia reale e attualissimo come traspare da ogni discussione che riguardi la filiera dell’edilizia.

L’esempio della legge sul consumo del suolo, solo per citare l’ultimo terreno di scontro, ha generato i soliti allarmi catastrofistici su un dissesto idrogeologico che viene facilmente collegato a fenomeni di espansione edilizia ormai lontani nel tempo anzi che a un’assenza di pianificazione di sviluppo sostenibile e soprattutto di manutenzione delle infrastrutture esistenti. Un dialogo sereno che includa tutti gli attori coinvolti (compresi i cittadini) dovrebbe partire da due presupposti fondamentali: i permessi di costruire per nuove iniziative sono tornati al livello del 1936 e le aspettative del mercato sono ormai orientate ai criteri di cui accennavo sopra.

In un contesto del genere gli argomenti da approfondire dovrebbero riguardare quale tipo di città e di sviluppo di territorio possono essere i più efficaci in un’ottica di rilancio del Paese. Passiamo invece il tempo a rimbalzare accuse che potevano essere forse coerenti con l’Italia degli anni ‘70 e ‘80. Il mercato del riuso sarà il contesto che caratterizzerà il nostro futuro sia attraverso operazioni puntuali di sostituzione edilizia che attraverso più ambiziose operazioni di rigenerazione urbana. La vera scommessa è quella di scrivere procedure che permettano a belle dichiarazioni di principio di diventare strumenti realmente operativi.

Nello stesso tempo le imprese non possono più tirarsi indietro dall’affrontare le sfide che i profondi cambiamenti innescati dalla crisi e dai nuovi fabbisogni hanno lanciato da tempo. Bisogna quindi aprirsi alle alleanze che ci permettano di continuare a competere su un mercato degli investimenti sempre più bisognoso di risorse ingenti per far fronte a un mondo della finanza profondamente cambiato che individua nelle nostre dimensioni un fattore di rischio. Per recuperare questo svantaggio competitivo è necessario, inoltre, approcciare il mercato con affinate competenze e nuovi strumenti competitivi che vanno dal marketing alle tecniche di vendita, dalla comunicazione al racconto di tutta la tecnologia di cui il nostro settore finalmente dispone.

In questo senso, un sistema come il Bim, per fare un esempio molto attuale, può aiutare a innovare la gestione del proprio processo costruttivo riuscendo in tal modo a offrire prodotti di qualità, con tempi e costi adeguati alle esigenze dei clienti. Un salto culturale indispensabile per le imprese, ma anche per le istituzioni con le quali è necessario avviare un percorso virtuoso mirato ad affermare un mercato in cui la selezione avvenga sulla qualità della proposta e sull’affidabilità del proponente anzi che solo sul prezzo. Mai come oggi la necessità più urgente è quella di fornire esempi virtuosi in grado di trasmettere la sensazione che un cambiamento sia davvero in atto.

Da un lato per avviare processi che portino alla rigenerazione urbana e alla tanto citata ricucitura delle periferie (con tutto il carico di degrado anche sociale che si portano dietro) è necessario partire da una sostituzione edilizia che permetta la cosiddetta agopuntura urbana. Intervenire dove la proprietà è unica e l’immobile vuoto e degradato attraverso una demolizione e ricostruzione che consenta di capire la differenza in termini di qualità dell’abitare tra edifici degli anni ‘60/’70 e oggi è il miglior viatico perché si instauri un fenomeno virtuoso di cambiamento che coinvolga anche le realtà a proprietà diffusa.

D’altro canto anche la Pubblica Amministrazione deve abbandonare un approccio al mondo dell’edilizia troppo spesso incentrato su criteri di cassa e non su criteri di pianificazione prospettica. Concepire gli strumenti urbanistici con la logica della massimizzazione degli oneri genera procedure illogiche volte al mantenimento di un patrimonio edilizio spesso obsoleto e senza pregi di alcun tipo. Abbiamo di fronte una sfida a 360°: cambiare visione e modello di impresa in un mercato profondamente cambiato. Solo in questo modo riusciremo davvero ad arrivare all’obiettivo di consumare meno suolo, rivitalizzando l’esistente e puntando all’eccellenza di città rigenerate dove gli interessi sociali ed economici finalmente possono coincidere.

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